Al tema del rapporto tra le banche è lo sviluppo del territorio è dedicato il convegno inaugurale del 23 maggio. D connubio finanza e mattone è strategico, ma il mercato italiano deve fare qualche sforzo per sciogliere alcuni nodi, colmare il gap con altri Paesi europei ed essere più competitivo. Ne abbiamo parlato con alcuni dei relatori del convegno.
«E rapporto banche-territorio — dice Massimo Caputi, ad di Fimit — è spesso fatto da lanci di progetti a effetto con obiettivi più di comunicazione che legati a fatti concreti. In questo le banche italiane sono in forte ritardo e tentano il recupero. C'è necessità di innovarci E le innovazioni spesso arrivano solo con i player esteri. Nei progetti di sviluppo territoriale, le banche, solo da pochi anni, cominciano ad avere un ruolo di partnership e non solo di finanziatore».
Su questo aspetto è più dubbioso Edo vige Catini, direttore generale di Italia Aareal bank: «Spesso — dice — le iniziative di trasformazione urbana vengono assunte senza affrontare prima le tematiche t
finanziarie utili alla valutazione del progetto. Ci si sofferma su altri aspetti come l'estetica. La banca viene chiamata dopo. E non vedo attenzione a questo importante aspetto».
C'è poi un problema di specializzazioni, venute meno da quando in Italia è nata la banca universale che ora si occupa di tutto.
«In Italia — prosegue Catini — avevamo banche specializzate, ad esempio le fondiarie, che sono state assorbite e si sono perse così le competenze utili per prendere certe decisioni. Sotto questo profilo bisogna ridisegnare il sistema bancario per creare, nella banca universale, le specializzazioni utili per affrontare determinati aspetti. Ma sono ottimista. Mi sembra che il sistema bancario si stia muovendo». Per il direttore generale di Aareal bank bisognerebbe attribuire più importanza al project management, la cui applicazione è ancora ridotta. «Ci deve essere una ricerca del bene comune — spiega — . L'imprenditore deve mettersi anche nell'ottica della comunità locale e cominciare a discutere con la pubblica amministrazione. H project management è l'occasione per discutere con tutte le parti in,causa prima dell'inizio di un progetto. La comunità locale, dal canto suo, non deve gridare sempre alla speculazione, ma deve avere un atteggiamento più positivo».
Anche l'addi Fimit insiste sulla necessità di competenze mirate ma solleva qualche obiezione sul fronte normativo, sottolineando come in Italia non ci sia un vero fondo per le infrastrutture come in Gran Bretagna. «Serve più formazione — riprende Caputi:— e bisogna acquisire cultura dall'estero. Unicredit, ad esempio, ha portato le nostre competenze fuori dai confini nazionali, Abn Amro viene in Italia e porta il proprio bagaglio. Infine, c'è il nodo della certezza del diritto. Non è possibile che quando si vara un grande progetto, come nel caso di Autostrade, qualcuno possa minacciare di revocare la concessione. Se si parte con un'impostazione normativa non si può cambiare in corsa».
E convegno sarà introdotto dal presidènte deEa Regione Lombardia Roberto Formigoni. Oltre a. Edovige Catitti e Massimo Caputi sono in programma gli interventi di Roberto Benaglia, head of structured property finance Italy di Royal bank of Scotland; Fabrizio Bonelli, responsabile real estate divisione corporate Banca Intesa; Antonio Attanasio, direttore generale Mps per l'Impresa; Domenico Santececca, direttore centrale-responsabile area servizi di mercato Abi e Sebastiano Strumia, responsabile direzione imprese Sanpaolo. (C.Mas.)