Le imprese del settore immobiliare, le Sgr e i fondi, bocciano Io schema di decreto sui fondi immobiliari da poco messo in consultazione dal Tesoro.

Nel dettaglio, le imprese dicono no alle norme su retroattività, pluralità e fiscalità che verrebbero introdotte dallo schema di decreto legato all'art. 32 del D.L. 78/2010. Per il presidente di Federimmobiliare, Gualtiero Tamburini, «il regolamento così come è mette i fondi immobiliari nelle condizioni di smettere di operare».

Tamburini sottolinea in particolare le limitazioni ai "club deal" e le restrizioni per gli investitori stranieri, che solo in casi limitati potrebbero operare. «Dal punto di vista dell'industria», conclude, «questo schema restringe piuttosto che ampliare le possibilità di operare». Negativa anche la valutazione dell'amministratore delegato di Fimit, Massimo Caputi, secondo cui «peggio di così non poteva andare. Se il legislatore si preoccupa della tutela del risparmio, allora siamo sulla strada sbagliata. Ho paura che chi ha fatto questa regola non si sia mai misurato con il mercato», aggiunge Caputi che si spinge anche a ipotizzare uno spostamento delle società in Lussemburgo per «investire in modo legittimo in altri posti in Europa».

Giudizio negativo anche da Stefano Casarelli di Hines, secondo cui il provvedimento è stato inizialmente «accolto positivamente perché si valutava la finalità antielusiva dello schema.

Oggi però, a fronte di una rigidità eccessiva, della pluralità degli operatori e della retroattività delle norme, si può dire che questo schema mette in difficoltà molti di noi». Sulla stessa linea anche Stefano Cerbone di Sorgente Sgr, secondo cui il provvedimento è di fatto andato oltre la ratio iniziale della norma che era quella «di colpire i "fondi veicolo" costruiti con finalità elusive».