Ci sono due storture cui bisogna porre rimedio in tempi brevi. La prima e più importante riguarda il regime fiscale dei fondi immobiliari, che sostanzialmente oggi spinge i grandi investitori (come il fondo di Singapore) a «cancellare» l'Italia dalla mappa dei paesi su cui puntare. Parola di Massimo Caputi, consigliere delegato di IDea Fimit Sgr, che ieri ha nuovamente sottolineato l'urgenza di un provvedimento. «L'Italia è già stata cancellata dai grandi investitori per il 2011 e anche il 2012, se non si modificano subito le norme, vedrà l'assenza di investitori esteri in Italia e la fuga dei grandi family office italiani verso fondi esteri armonizzati». In sostanza la modalità con cui si distinguono gli investitori «buoni» è parziale e confusa e comunque questi sono costretti a presentare un interpello con tempi non compatibili con la velocità delle operazioni. In più, per le partecipazioni sopra al 5% agli investitori «non buoni» viene applicata una a tassazione peggiorativa. IDeA Fimit gestisce oltre 10 miliardi di patrimonio suddivisi tra 20 fondi ed è uno dei leader europei di finanza immobiliare core, «per cui abbiamo esatta vision dei flussi e delle problematiche». La seconda stortura del sistema riguarda l'impossibilità per i concessionari di separare la proprietà di un asset dalla sua gestione. La normativa prevede oggi che il concessionario, che sostanzialmente è il soggetto che realizza l'opera, non possa scindere la realizzazione dalla gestione. «Un problema che stiamo ancora esaminando, ma sul quale spero si riesca ad avere una risposta positiva da parte del governo», spiega Caputi che ha sottolineato come un problema cronico che affligge il mondo delle infrastrutture riguarda la non certezza dei tempi. Non è tanto una questione di rendimento, quanto il fatto che «qualunque investitore istituzionale vuole sapere non solo quando dovrà iniziare a versare capitali, ma anche entro quando vedrà un ritorno sull'investimento».