Transazioni immobiliari record per il real estate italiano. Lo scorso anno le compravendite di immobili non residenziali hanno messo a segno un vero e proprio rally arrivando a superare i 9,1 miliardi di euro, in crescita dell'11% rispetto al 2015. E questo, considerando la transazione straordinaria di Porta Nuova che aveva fatto lievitare di ben 900 milioni il dato di un anno prima.

Al netto di questo valore la crescita degli ultimi 12 mesi arriverebbe al 25%. «Il valore totale delle transazioni del 2016 ha sorpreso anche noi operatori di mercato. Soltanto un anno fa non avremmo scommesso sul raggiungimento di livelli tanto alti», ammette Simone Roberti, responsabile dell'ufficio studi di Bnp Paribas Real Estate, secondo cui il mercato italiano ha beneficiato del riposizionamento degli investitori esteri all'indomani della Brexit. «Per la prima volta da almeno un decennio i flussi di investimento si sono spostati dalla Gran Bretagna ai mercati dell'Europa continentale. Parigi, con Monaco, Francoforte e Amburgo, è diventata più costosa di Londra in relazione al segmento degli uffici», spiega l'esperto. «Del trend hanno beneficiato anche Milano e Roma, dove i rendimenti degli immobili commerciali hanno raggiunto il 3,75%, livello storicamente molto basso. Basta pensare che un ufficio nel centro di Londra rende oggi il 3,5%».

Una vera pioggia di denaro, dunque, quella che si è riversata sul mercato italiano affollato, per la prima volta, non soltanto da venditori ma sostenuto anche da un nutrito numero di acquirenti, locali oltre che stranieri. «Su 9,1 miliardi di euro di transazioni, il 12% ha visto protagoniste le banche», continua l'esperto di Bnp Paribas Re. «Dopo anni di quasi assenza, gli istituti di credito italiani sono tornati a muovere le leve del mercato immobiliare per via diretta o indiretta, tanto da arrivare a transare più di un miliardo di euro lo scorso anno, attraverso attività di sale e lease back di immobili strumentali per 500 milioni di controvalore, e oltre 500 milioni sotto forma di cessioni dirette di asset immobiliari». A fine dicembre Intesa Sanpaolo ha ceduto mezzo miliardo di euro di immobili a un fondo di investimento sottoscritto da due importanti compagnie assicurative; Unicredit ha venduto il portafoglio Great Beauty a Roma per 225 milioni a Morgan Stanley; mentre Ubi Banca ha ceduto al fondo di investimento immobiliare Sericon gestito da Savills Im il Cortile della Seta in via della Moscova a Milano per 83 milioni. E la tendenza dovrebbe continuare nei mesi a venire contribuendo ad alimentare il rally del mattone tricolore.

La diffusione crescente dell'online banking porterà alla ripensamento delle agenzie bancarie tradizionali per cui si ipotizza la chiusura di 3.300 unità di qui al 2020. Dopo aver annunciato la dismissione di 883 filiali, Unicredit ha già messo in circolazione un dossier relativo a un'operazione di sale e lease back su dieci uffici e cinque sportelli bancari per un totale di 600 milioni. Altre 280 chiusure dovrebbero rientrare nei piani di Veneto Banca, mentre la fusione tra Banco Popolare e Bpm potrebbe tradursi nella chiusura di 335 sportelli. Cento filiali in odore di dismissione anche per Banca Carige, mentre Poste Italiane dovrebbe tagliare 455 sportelli arrivando a quota 13 mila. Ma non sono state soltanto le banche a trascinare la ripresa del mattone italiano. Allettati dai buoni rendimenti e forti dell'elevata liquidità in circolazione, gli investitori si sono riversati da Londra all'Italia andando a chiudere transazioni di grande rilievo. Gli americani di Tpg Capital, per esempio, hanno scommesso mezzo miliardo su 150 centraline Telecom, un retail park a Bologna e uno a Cosenza, oltre a due immobili direzionali a Roma e Milano.

Altri investitori hanno deciso di puntare sul settore alberghiero. Unipol ha staccato un assegno da 259 milioni per l'acquisto della catena Una hotels fondendola con la propria Ata Hotel e creando così uno dei maggiori operatori alberghiero nazionale. Mentre il colosso del Qatar, Nozul, ha messo le mani su due gioielli dell'hotellerie fiorentina, il St. Regis e il Westin Excelsior, con un esborso di 190 milioni di euro. «Fatta eccezione per la transazione da 120 milioni di euro attraverso cui il gruppo Max Mara ha rilevato da Ipi le vetrine di via Montenapoleone 15», conclude Roberti, «la parte del leone delle transazioni dello scorso anno hanno riguardato immobili a uffici le cui transazioni sono salite a 4 miliardi di euro rispetto ai 3,3 miliardi del 2015».